Manifesto Sorrento Pride 2019

Da Stonewall alla provincia italiana

Coming out of the closet, uscire fuori dall’armadio, è l’espressione con cui la comunità LGBT+ (gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender, intersessuali, asessuali, queer…) ha identificato la sua politica di visibilità: dichiararsi è diventato un gesto politico di emancipazione e di liberazione. Il Pride è stato lo strumento cardine di protesta e di lotta, un coming-out collettivo che ha permesso ai singoli di non sentirsi soli, di esprimere in modo libero la propria identità e i propri amori, di rivendicare diritti, di ribellarsi a una società oppressiva e omologante.

Cinquant’anni fa un gruppo di gay, lesbiche e trans uscirono dai loro armadi per prendere le strade di New York contro le retate della polizia, dando vita al primo movimento di liberazione sessuale e di protesta, che la storia ricorda come i moti di Stonewall. Venticinque anni fa a Roma fu la volta del primo GayPride in Italia, nella capitale ci fu, nell’anno del giubileo, il primo world pride; nel 1996 fu la volta della prima parata partenopea (“Jesce sole”), tornata poi a Napoli nel 2010 (“Alla luce del sole”); dal 2013 il movimento lgbt+ ha deciso di moltiplicare le manifestazioni con l’Onda Pride, partita proprio da Napoli: una rete di parate che hanno colorato le strade di più centri urbani, delle periferie, come a Bagnoli nel 2016 e della provincia italiana, creando connessioni con altre minoranze e categorie discriminate, in un’ottica di intersezionalità; l’anno scorso è stato il turno di Pompei, che con l’inno “la Madonna di Pompei vuole bene pure ai gay“ ha raggiunto un territorio a noi limitrofo, grazie al consolidamento dell’associazione Pride – Vesuvio Rainbow.

Sulla scia di questo percorso e con la nascita del collettivo Buonvento tra le costiere, quest’anno portiamo per la prima volta i colori dell’arcobaleno a Sorrento: un territorio che raccoglie attorno alla sua bellezza persone da ogni parte del mondo ed è diventato nel tempo una delle capitali del turismo internazionale. Nel territorio sorrentino sono però ancora radicati tabù culturali, in particolare relativi alla sessualità e alla diversità in generale, che limitano la libertà non solo delle persone LGBT+: il centro delle nostre istanze è dunque la lotta ad ogni forma di oppressione e di discriminazione, alla misoginia e alla sessuofobia che ancora permea una parte importante del tessuto sociale, e che produce discriminazione, odio, violenza ed esclusione sociale.

Le nostre (i)stanze e gli armadi da aprire


Le nostre principali richieste sono:

  1. Approvazione della legge regionale contro l’omotransbifobia;
  2. Adesione alla rete READY di tutti I comuni della penisola sorrentina;
  3. Riconoscimento della omogenitorialità e interventi nelle scuole contro il bullismo omotransbifobico;
  4. Politiche per facilitare l’accesso al mondo del lavoro delle persone LGBT, in particolare delle persone transgender;
  5. Sviluppo di un turismo sostenibile e aperto alle differenze in penisola sorrentina, in particolare rispetto alle persone LGBT+.

Abbiamo scelto in particolare sei temi chiave (sei armadi chiusi da aprire come i colori del nostro arcobaleno) su cui concentrare la nostra comunicazione sociale e politica, perché ci sono sembrati particolarmente attuali e/o vicini alle specificità del nostro contesto.

Per tutte le altre rivendicazioni non incluse in questo elenco, rimandiamo al documento politico del Pompei Pride 2018, col quale ci poniamo in continuità e che si può consultare al seguente link
www.pompeipride.org/piattaformapolitica

1) Le persone migranti:
La prima porta da aprire riguarda chi migra, intendendo chi approda sul suolo italiano per trovare la propria dimensione e chi lo lascia per cercare opportunità altrove. I migranti, I rifugiati, richiedenti asilo sono oggi considerati il capro espiatorio di ogni disagio sociale ed economico del nostro Paese, e sono diventati il bersaglio della narrazione propagandistica della Lega Nord e di molti altri partiti politici. Lungi dal sottovalutare la questione della gestione dei flussi migratori, come comunità LGBT+ non possiamo chiudere gli occhi di fronte a tutte le persone che perdono la vita nei nostri mari o che approdati nel nostro Paese subiscono violenze, discriminazioni e odio razzista. Molte persone LGBT+ hanno lasciato la penisola sorrentina per poter essere se stess*, ed è anche per questo che sentiamo la responsabilità essere prossimi a chi mette a rischio la propria vita per avere un’opportunità, alla ricerca della felicità.

2) Identità e ruoli di genere :
Un’altra anta serrata riguarda le identità maschile e femminile; nel nostro territorio permane una cultura per molti versi patriarcale e maschilista, che vede ancora l’uomo nelle posizioni di potere e la donna in una posizione subalterna. Nonostante i progressi sociali e culturali ci sono ancora pesanti aspettative sociali e stereotipi di genere che condizionano la formazione dell’identità di tutt* noi: una donna è ancora considerata prima di tutto la proprietà di un padre o di un marito, che hanno il compito sociale di proteggerla e indirizzarla. Un uomo è riconosciuto come tale se riesce a essere sicuro di sè, a prendere ciò che desidera, a provvedere economicamente a una famiglia, a non manifestare la propria vulnerabilità.
Gli episodi di molestie e di violenze sessuali che leggiamo sulla cronaca locale dovrebbero farci capire quanto sia urgente e inderogabile non abbassare la guadia su questo tema. Cosi come l’assenza di Sindaci donne o dichiaratamente LGBT+ in penisola sorrentina ci fanno capire quanto siano ancora persistenti i muri di genere sul nostro territorio.
In questa visione gerarchica e socialmente normata dell’identità e dei ruoli di genere non sono ovviamente incluse le persone transgender, transessuali, intersessuali, queer o non binarie; per questo ci impegniamo a dare massima visibilità anche a identità più fluide.

3)Le persone con disabilità e la sessualità:
Un altro tema su cui aprire gli occhi riguarda le persone con bisogni speciali e come vivono loro la sessualità e l’affettività.
Permane l’idea che chi ha una disabilità sia una sorta di figura angelica, degli eterni bambini da tenere sotto una campana di vetro, che la sessualità sia una questione da adulti, da “normodotati”. I gesti di affetto, le espressioni e i bisogni corporali sono nella maggior parte dei casi temuti, non riconosciuti o addirittura repressi.
Vogliamo far capire che le persone che hanno una disabilità intellettiva, sensoriale o fisico-motoria, sono uomini e donne con emozioni, sentimenti e desideri del tutto legittimi, che dobbiamo accogliere e riconoscere senza pregiudizi o moralismi.
Le associazioni che si occupano di disabilità da molti anni stanno portando sotto i riflettori questo tema; in particolare la frontiera più rilevante degli ultimi anni è l’istituzionalizzazione della figura dell’assistente sessuale, un operatore professionale (uomo o donna) che possa supportare chi per la sua disabilità non può sperimentare a pieno l’erotismo e la sessualità.

4) Gli stereotipi sulla terza età:
Un altro armadio da aprire riguarda le persone anziane: oltre a essere esposte a dinamiche di esclusione e isolamento sociale, sono rappresentate come persone giunte al termine, inattive e senza sessualità.
Nell’opinione comune la vita dell’anziano dovrebbe essere tranquilla e ritirata, qualunque interesse per il sesso è considerato anormale e deviante; per questo molti anziani, dopo la morte del partner o una separazione, tendono a non trovare altri partner, soprattutto per l’ostilità di figli e parenti. Riteniamo che questa visione stereotipata della terza età sia da superare, perché incide negativamente sulla vita e sul benessere di molte persone.

5) La questione bisessuale:
Se l’omosessualità è stata grossomodo sdoganata, c’è una categoria che si ritrova in una condizione di quasi totale invisibilità sociale.
Le persone bisessuali (e pansessuali) sono spesso vittime di una doppia discriminazione, da parte di etero e omosessuali, e questo comporta che molte persone bisex nascondano il proprio orientamento, per sentirsi pienamente incluse e accolte nelle comunità di riferimento. La bifobia è una forma di discriminazione a sé stante e differenziata dall’omofobia, poiché non basata sull’atto sessuale ma sugli stereotipi attorno alla persona (promiscuità, infedeltà, il nascondere un presunta omosessualità …).

6) Sostenibilità e turismo delle differenze:
Vogliamo promuovere un concetto di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. In particolare nel nostro territorio (caratterizzato da emergenze naturalistiche riconosciute a livello mondiale) è impossibile preservare habitat naturali e paesaggi tradizionali senza realizzare anche una sostenibilità sociale ed economica. Attività umane poco sostenibili e sviluppo locale poco sensibile alle tematiche ambientali costituiscono una grave minaccia per la conservazione delle nostre bellezze naturali e per il sostegno degli agroecosistemi tradizionali alla base della produzione enogastronomica.
Supporteremo, con le nostre iniziative, politiche di sviluppo locale sostenibili a tutti i livelli in modo da assicurare conservazione paesaggistica, progresso economico ed equità sociale a lungo termine.

Con questo Pride cercheremo di incentivare un turismo sostenibile, accessibile a tutt* e attento alle differenze: vogliamo intercettare turisti LGBT+, con disabilità, anziani o portatori di una qualsiasi forma di differenza e mostrargli che il nostro territorio è accogliente e inclusivo.

Magnate ‘o limone 



Vogliamo spalancare tutti questi armadi ancora serrati dal bigottismo e dal perbenismo, aprire una riflessione su una sessualità libera e autodeterminata, portare una ventata di aria fresca che tolga dalle nostre case la puzza di stantio dell’omobitransfobia, del sessismo e del machismo, della xenofobia e dei nuovi fascismi, dell’abilismo, dell’ageismo e di ogni forma di violenza e oppressione verso qualunque diversità. Riteniamo essenziale per il nostro territorio un’azione culturale e sociale che porti al superamento di tutti quei binarismi che sono normativi e tassonomici rispetto alla complessità dell’esperire e dei flussi identitari di ciascun*; la violenza nasce proprio dal disconoscimento della complessità, dal tentativo di normalizzare qualunque fenomeno appaia anomalo, dal mettere un confine tra ciò che è comune e ciò che si percepisce come fuori dalla norma.

Il nostro obiettivo è dunque dar vita a un’apertura, mostrare quanto le differenze non rappresentino una minaccia, bensì un’opportunità, una ricchezza, non un confine ma una frontiera da attraversare.

Fino ad oggi abbiamo subito l’oppressione di una società che ci emarginava, ci siamo adeguati rimanendo in silenzio e rinunciando ad esprimere le nostre identità e a vivere liberamente i nostri amori.

I tempi sono cambiati, e non siamo più disposti a nasconderci e a reprimere quello che siamo. L’armadio ormai ci sta stretto, ed è per questo che il 14 settembre scenderemo in strada alla luce del sole e col sorriso sulle labbra, e diremo a voce e testa alte a chiunque si ostini ancora a discriminarci: MAGNATE ‘O LIMONE!

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